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Le Relazioni Affettive

Dr.ssa Laura Procopio

Una relazione d’amore “sana” non dovrebbe essere caratterizzata dalla dipendenza affettiva, ma ogni individuo dovrebbe sentirsi autonomo e libero di amare, assecondando, in questo modo, una scelta consapevole.

Occorrerebbe, quindi, vincere il proprio egocentrismo per non guardare l’altra persona solo come un mezzo per soddisfare i propri bisogni.

Quando non avviene tale processo di crescita si corre il rischio di passare da una rapporto affettivo con il genitore ad una figura sostitutiva di esso. In questo caso non si potrebbe parlare di un rapporto di amore, ma soltanto di una sostituzione di un rapporto di affetto, che non risolve il problema della solitudine.

Al contrario, la persona matura è arrivata al punto in cui è "la madre e il padre di se stessa", ha, quindi,  una coscienza materna e paterna.    amore2

Invece, l’essere umano che rimane intrappolato nella sua onnipotenza narcisistica non è capace di amare, perché non rispetta i due poli della sua persona, vale a dire l’amore per sé e l’amore per l’altro, quindi la capacità di coesistere autonomamente in sé stessi e di uscire da sé stessi, per darsi all’altro. In questo senso, autonomia individuale e capacità di amare sono associate e di conseguenza, tanto più una persona ha raggiunto la propria autonomia ed è consapevole di se stessa, tanto più è capace di entrare in intimità con l’altro, rispettandone l’unicità.

Nel libro “L’arte di amare”, Erich Fromm descrive l’amore come un’arte, quindi per impararla c’è bisogno di allenamento, di impegno e di pazienza. Secondo Fromm gli esseri umani, invece, sono persuasi che, così come si cresce, automaticamente si diventa capaci di amare. Questa opinione è basata su tre pregiudizi:

  • la maggior parte della gente ritiene che amore significhi essere amati, anziché amare, di conseguenza per loro il problema è come farsi amare. Ci si preoccupa, pertanto, di rendersi attraenti, belli, ricchi e intelligenti ed invece si dovrebbe sviluppare, per rendersi “amabili”, la fiducia, il coraggio, la disponibilità profonda, che sono tutte facoltà che predispongono la persona all’incontro con l’altro;
  • la supposizione che amare sia un problema di trovare la “persona giusta”. In questo modo la preoccupazione viene spostata fuori da sé, nella persona da amare, non pensando che, invece, occorre sviluppare la propria capacità di amare;
  • si scambia il mistero, cioè tutto ciò che si desidera conoscere dell’altra persona, per amore.       relazioni
Si potrebbe parlare di amore quando si è raggiunta una maturazione personale che permette, nel rapporto di coppia, di rispettare l’integrità e l’autonomia di se stessi e del partner, consentendo a ciascuno dei due di sentirsi realizzato nelle proprie potenzialità ed esigenze.

Si differenzia, pertanto, dall’unione simbiotica che non considera l’individualità di ogni partner, ma tende a rendere prigioniero l’altro, ripetendo, in questo modo, la totale dipendenza che esiste nel rapporto madre-figlio.

Nella relazione matura l’amore non dovrebbe essere vissuto come un possesso, ma come un dono.

Nell’essere umano esistono due dimensioni: la dimensione psichica e quella esistenziale. La prima è l’insieme delle tappe necessarie per costruire un essere umano maturo e autonomo. La seconda è lo spazio nel quale si muove questo essere umano, per situarsi di fronte la realtà di un “tu” e del mondo. Se la dimensione psichica non è stata vissuta pienamente o non è stata vissuta affatto, questa tappa si sposta necessariamente nell’età adulta.

L’amore maturo, pertanto, potrebbe definirsi un’unione, ma a condizione di mantenere la propria integrità e la propria individualità. Inoltre, alla base di ogni manifestazione d’amore “vero” ci dovrebbe essere l’amore per se stessi, perché solo una persona che ama se stessa è capace di amare veramente gli altri.

Quindi, potrebbe essere descritto come lo scambio tra due persone che sono, innanzitutto, capaci di amare sé stesse, perché solo dalla consapevolezza del proprio valore nasce la capacità di fare dono di sé ad un’altra persona e di ricevere le medesime attenzioni.

Secondo Fromm, è importante, per riuscire ad esprimere l’amore, aver acquisito alcuni elementi, come il rispetto, la conoscenza, la premura e la responsabilità verso l’altro.

Il rispetto si riferisce alla capacità di vedere una persona per com’è, conoscendone la vera individualità e desiderando che l’altra persona cresca e si sviluppi per quella che è.

Strettamente collegato al concetto di rispetto è quello di conoscenza, in quanto non è possibile rispettare una persona senza conoscerla, oltrepassando però il limite della superficialità e non filtrandola attraverso i propri schemi e pregiudizi.

La premura esprime l’interesse attivo per la vita e la crescita di ciò che amiamo e insieme alla responsabilità (non come dovere, ma come atto volontario) e alla comprensione, rappresentano le parti fondamentali della personalità matura.

Quindi, l’amore si potrebbe definire come un’attitudine che determina i rapporti di una persona non solo verso un’altro, ma verso il mondo. E’ costituito, pertanto, dalla facoltà d’amare. Questa facoltà d’amare si può manifestare verso diversi oggetti, come l’amore familiare (verso familiari o parenti), per gli amici, romantico, sessuale, platonico, caritatevole, ideale (per qualcosa di astratto come un’idea o un obiettivo), politico o sociale (per i propri principi, la propria nazione o patria, la propria dignità, il proprio onore e l’indipendenza), di fede (devozione verso qualche essere divino o Dio).

Roma, febbraio 2012

 

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